Tesla ha ottenuto un via libera federale per l’attività produttiva della sua Megafactory in Texas. Si tratta dello stabilimento di Brookshire dove, da poco, l’azienda ha avviato la produzione dei sistemi di accumulo Megapack 3. L’autorizzazione rientra in uno speciale programma doganale degli Stati Uniti.
La conferma arriva da un avviso pubblicato ieri sul Federal Register, la gazzetta ufficiale americana. In pratica, il Foreign-Trade Zones Board ha autorizzato la produzione proposta da Tesla in forma limitata. Il permesso vale per quattordici mesi.
Il via libera riguarda l’impianto che si trova nella Subzone 84AM. Quest’area fa parte della FTZ 84, la zona franca dell’area di Houston.
Cos’è una zona franca e cosa cambia per Tesla?
Le Foreign-Trade Zones sono, in sostanza, delle zone franche. Qui i produttori possono lavorare i materiali importati prima che entrino ufficialmente nel mercato doganale statunitense.
Il vantaggio è concreto: i dazi sui componenti importati vengono rinviati. Infatti si pagano solo quando il prodotto finito entra nel mercato americano. I prodotti esportati direttamente dalla zona, invece, non pagano dazi negli Stati Uniti.
C’è però un dettaglio da non sottovalutare. Per i prodotti venduti negli USA, i dazi sui componenti seguono di norma l’aliquota del prodotto finito. Restano comunque alcune eccezioni per determinati materiali importati.
In altre parole, Tesla può ora sfruttare queste procedure doganali per la produzione dei suoi sistemi di accumulo. L’avviso federale, tuttavia, non indica a quanto potrebbe ammontare il risparmio economico.
Per noi Teslers italiani la notizia non ha effetti diretti, perché riguarda un regime doganale degli Stati Uniti. Vi terremo aggiornati!


