Il Full Self-Driving di Tesla si prepara ad uscire dal mondo delle automobili per salire a bordo dei camion. Durante la call sui risultati del secondo trimestre, mercoledì, Elon Musk ha confermato che il Tesla Semi, il mezzo pesante di Classe 8 della casa americana, riceverà l’FSD.
Ci aspettiamo di far funzionare la guida autonoma sul Tesla Semi probabilmente verso la fine di quest’anno o all’inizio del prossimo. Semplicemente non voglio che diventi una distrazione rispetto alla marcia dei nove sulla sicurezza della guida autonoma di Model 3, Model Y e Cybercab. L’anno prossimo funzionerà di sicuro.
Mettendo insieme le parole di Musk ed il fatto che la fabbrica del Semi in Nevada stia ancora salendo di ritmo, la seconda ipotesi sembra la più realistica: se ne riparlerà l’anno prossimo. Lo stesso Musk ha sottolineato di volere i suoi ingegneri concentrati adesso sull’FSD di Model 3, Model Y e del robotaxi Cybercab, con l’obiettivo di avere il software pronto per il Semi proprio nel momento in cui la produzione entrerà nel pieno regime. La conferma arriva peraltro a poche settimane dagli avvistamenti di alcuni Semi in prova su strade pubbliche con a bordo l’attrezzatura di ground-truthing, quella che di norma serve a validare l’FSD.
Il primo modello a ricevere l’FSD dopo il Cybertruck
Quando lo scorso autunno Tesla ha presentato il Semi rinnovato, lo ha etichettato fin da subito come pronto per l’autonomia: le fondamenta di questo aggiornamento software erano quindi già state gettate. Se le tempistiche verranno rispettate, il Semi diventerà la prima nuova linea di veicoli ad ottenere il supporto FSD dopo il Cybertruck, che lo ha ricevuto nel 2024. Il Cybercab non fa testo, perché nascerà con la guida autonoma integrata fin dal primo giorno.
Due versioni, dieci telecamere ed un abitacolo pensato per le flotte
Il Classe 8 elettrico si presenta in due varianti: la Standard Range dichiara 325 miglia di autonomia (circa 523 km), mentre la Long Range arriva a 500 miglia (circa 800 km) viaggiando a pieno carico, cioè con 82.000 libbre sulle spalle, poco più di 37 tonnellate. A muoverlo c’è un gruppo propulsore a tre motori sull’asse posteriore, affiancato da 10 telecamere esterne ed una interna rivolta alla cabina.
Oggi quelle telecamere lavorano soltanto per le funzioni di sicurezza attiva, come la frenata automatica d’emergenza, ma sono le stesse che in futuro abiliteranno l’FSD, allineando il camion al resto della gamma Tesla.
Dentro, l’abitacolo è costruito attorno a chi guida: la postazione di guida è centrale ed è affiancata da due touchscreen da 16 pollici, i finestrini laterali sono stati ridisegnati in modo da potersi finalmente sporgere, ci sono i caricatori wireless per lo smartphone integrati ed i portabicchieri sono stati riposizionati ascoltando le richieste degli operatori delle flotte.
Cosa cambierebbe davvero per chi sta al volante
Nell’immediato l’FSD (Supervised) sul Semi ha un obiettivo molto concreto: alleggerire la fatica fisica di chi macina lunghi tratti autostradali negli Stati Uniti, rendendo il trasporto a lungo raggio più sicuro e meno logorante. Quando poi la tecnologia sarà matura al punto da passare alla guida non supervisionata, secondo Musk potrà dare una mano anche sul fronte della carenza di autisti.
Con gli ordini dei clienti che continuano ad accumularsi e le linee di montaggio in Nevada che stanno entrando a regime, portare la guida autonoma sui mezzi pesanti potrebbe cambiare in fretta il modo in cui le merci attraversano il Paese. Per noi europei, invece, la partita resta più lunga: il Semi da queste parti è ancora un capitolo da scrivere e l’FSD Supervised, in Italia, non è ancora arrivato.
Vi terremo aggiornati!




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