Una lettera firmata da 6.493 piccoli azionisti Tesla dovrebbe arrivare oggi sul tavolo del consiglio di amministrazione. La richiesta è chiara: portare al voto il prima possibile la fusione con SpaceX. I promotori dicono di aver raccolto le adesioni in meno di 48 ore, per un totale di oltre 17,5 milioni di azioni.
Il testo è indirizzato al board ed al comitato speciale che sta valutando l’operazione. Porta la firma di due investitrici molto attive su X, Alexandra Merz ed Amy Steffens, “a nome degli azionisti allegati”. In pratica, chiede di sottoporre la fusione al voto “non appena i termini saranno negoziati e documentati”.
I numeri della raccolta firme
L’ultimo conteggio è stato pubblicato da Steffens sabato 24 ottobre in serata: 6.493 firmatari per 17.528.859 azioni. Secondo lei, il pacchetto vale circa 6,5 miliardi di dollari. Di conseguenza, il gruppo entrerebbe tra i primi 20 azionisti di Tesla, davanti a nomi come Baron Funds, Ark e Barclays.
Bisogna però fare una precisazione importante. I dati sono dichiarati dagli stessi firmatari tramite un modulo online e nessuno li ha verificati in modo indipendente. Inoltre, domenica mattina non era ancora uscito un conteggio più recente.
La raccolta è partita venerdì 23 ottobre di mattina, su iniziativa di Merz. Come ha scritto lei stessa, domenica 25 ottobre era l’ultimo giorno utile per firmare. Gli organizzatori, infatti, l’avrebbero chiusa nel tardo pomeriggio per inviarla lunedì mattina. Merz l’ha definita “una petizione per far andare in porto l’operazione, non un voto per approvarla”.
Perché gli azionisti vogliono la fusione
Secondo la lettera, le due aziende risolverebbero l’una i problemi dell’altra. Il passaggio chiave è questo:
Tesla ha bisogno di chip e capitali. SpaceX ha bisogno di Megapack per Colossus.
Il testo cita anche i progetti già in comune, come Terafab e Digital Optimus. Del resto, quest’anno SpaceX ha già acquistato 480 milioni di dollari di Megapack Tesla. C’è poi un argomento più emotivo: secondo i firmatari, “gli azionisti Tesla hanno perso l’occasione di possedere xAI”. E aggiungono: “Non vogliamo restare fuori un’altra volta”.
Infine, la lettera chiede al comitato di tenere conto di alcuni fattori durante la trattativa. Si parla della crescita produttiva di Cybercab ed Optimus, del titolo ai massimi storici e delle proiezioni interne sui ricavi.
Per firmare servono nome e cognome, indirizzo di casa e numero esatto di azioni possedute. Per questo motivo, su X alcuni azionisti hanno sollevato dubbi sulla privacy. La lettera spiega che i dati vengono raccolti in base alla sezione 2.4(b) dello statuto di Tesla. Inoltre, sono indicati come riservati e destinati soltanto al board ed al segretario societario.
Cosa ha detto Musk e cosa succede adesso
Durante la conference call sui risultati del terzo trimestre di SpaceX, il 20 ottobre, Elon Musk ha confermato un dettaglio importante. Entrambe le aziende hanno creato comitati speciali di consiglieri indipendenti, “su richiesta degli azionisti”. Alla domanda se la fusione sia una buona idea, ha risposto con un secco “Sì”.
Tuttavia, lo stesso Musk ha frenato gli entusiasmi, perché l’accordo non è affatto scontato. Tesla, infatti, avrebbe bisogno del “voto del 50% di tutte le azioni”, un ostacolo che lui stesso ha definito “piuttosto alto”. Anche Steffens ha sottolineato questo limite. I cosiddetti broker non-vote, cioè le azioni per cui l’intermediario non vota, pesano infatti contro l’accordo. Per questo invita gli azionisti ad iscriversi al programma di voto automatico di Tesla per i piccoli investitori.
Va detto che, anche con 17,5 milioni di azioni, la lettera rappresenta una fetta piccola delle oltre 3 miliardi di azioni Tesla in circolazione. Inoltre, nell’assemblea annuale del 3 dicembre non è previsto alcun voto sulla fusione. Al momento né Tesla né SpaceX hanno commentato la lettera, e i comitati non hanno annunciato nessuna condizione dell’accordo.
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