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Tesla Cybercab, il pacco batteria è pronto per le celle LFP: e Tesla dice addio al pacco strutturale

Durante il tour con Munro Live gli ingegneri Tesla hanno spiegato che il pacco batteria del Cybercab è modulare, riparabile e pensato fin dall'inizio per le celle LFP più economiche


Emanuele Esposito 3 min 0 Commenti

Il Cybercab nasconde una scelta tecnica che potrebbe pesare molto sul suo futuro. Il pacco del Robotaxi è stato progettato fin dall’inizio per le celle LFP (litio ferro fosfato), una chimica più economica. In questo modo, Tesla potrà cambiare tipo di celle man mano che la produzione crescerà.

Il dettaglio è emerso durante un lungo tour in fabbrica con Munro Live. Qui gli ingegneri delle batterie Tesla hanno mostrato le celle 4680 e l’architettura modulare del Cybercab.

Tesla Cybercab, il pacco batteria è pronto per le celle LFP: e Tesla dice addio al pacco strutturale — screenshot 1Tesla Cybercab, il pacco batteria è pronto per le celle LFP: e Tesla dice addio al pacco strutturale — screenshot 2

Perché c’è spazio in più nel pacco?

Oggi il pacco usa una configurazione 88S6P: in pratica, 88 gruppi collegati in serie, ognuno composto da sei celle in parallelo. Tuttavia, gli ingegneri hanno spiegato che l’involucro ha spazio extra per altre celle. Inoltre, sotto i moduli resta un volume libero.

Non si tratta di una svista. Quello spazio serve ad ospitare chimiche con densità energetica più bassa, senza dover riprogettare l’intero pacco. Tesla ha indicato proprio le LFP come la chimica che vuole portare sulla piattaforma quando i volumi saliranno.

Per ora, però, il Cybercab monta soltanto celle 4680. A settembre, infatti, Tesla ha annunciato il primo Cybercab con catodo al nichel prodotto ad Austin. È un passo del piano per portare in casa una parte sempre più ampia della filiera delle batterie.

Addio al pacco strutturale: ecco perché

Il video ha svelato anche un’altra novità. Il Cybercab non usa il pacco batteria completamente strutturale visto su alcune Model Y e sul Cybertruck. Al suo posto c’è un design modulare, in cui le singole sezioni si possono riparare o sostituire separatamente.

Robbie, direttore dell’ingegneria batterie di Tesla, è stato molto schietto. Il pacco strutturale della Model Y funziona bene per i clienti. Tuttavia è risultato più difficile e costoso da produrre del previsto. Per questo, dal punto di vista interno di costi e produzione, gli ha dato un voto “D”. Il Cybertruck è andato meglio, con una “B meno”.

Per un Robotaxi questa scelta conta parecchio. Tesla dichiara infatti che il Cybercab dovrà restare in servizio per almeno 500.000 miglia, cioè circa 804.000 km. Con un pacco strutturale, una cella o un modulo guasto può richiedere la sostituzione dell’intera batteria. Con i moduli, invece, Tesla tiene quelli sani e riduce il costo delle riparazioni.

Tesla Cybercab, il pacco batteria è pronto per le celle LFP: e Tesla dice addio al pacco strutturale — screenshot 1

Un compromesso che conviene

C’è poi il discorso economico. Il pacco strutturale offre circa il 10% di spazio in più per le celle. Eppure, secondo Tesla, i costi di un pacco modulare ottimizzato sono paragonabili. Il risparmio dato dalla sostituzione dei singoli moduli ha quindi cambiato i conti.

Il nuovo pacco, comunque, contribuisce ancora alla rigidità della scocca, soprattutto negli urti laterali. Semplicemente non si basa sulla stessa costruzione integrata. Gli ingegneri gli hanno dato una “A meno”: per loro è uno dei progetti più integrati e rifiniti di Tesla.

Qui sotto trovate il video completo del tour con Munro Live.

Vi terremo aggiornati!

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