Niente verniciatura tradizionale, nessun reparto spray e un colore che nasce direttamente dentro lo stampo. È così che Tesla colora il Cybercab, il robotaxi a due posti prodotto a Giga Texas.
A spiegarlo è stato Lars Moravy, vicepresidente dell’ingegneria dei veicoli di Tesla. L’occasione è stata un tour della fabbrica con il team di Munro Live. È lo stesso giro in cui Moravy ha raccontato quanto sia veloce la linea del Cybercab.
Perché eliminare la verniciatura?
Il reparto di verniciatura è una delle parti più costose di una fabbrica di auto. Può costare alcune centinaia di milioni di dollari e richiedere un milione di ore di lavoro solo per essere costruito. Per questo Moravy è partito dalla prima regola di Tesla: mettere in discussione i requisiti.
Regola numero uno in Tesla: metti in discussione i requisiti. Perché ti serve la vernice?
La risposta sta nei materiali. Le leghe di alluminio usate nelle fusioni anteriori e posteriori del Cybercab non si ossidano e non perdono resistenza nel tempo. Molte leghe comuni nel settore auto, invece, lo fanno. Infatti i moduli anteriore e posteriore non ricevono alcun rivestimento.
Solo i moduli laterali passano dal trattamento anticorrosione per immersione, il cosiddetto e-coat. Sono infatti costruiti attorno agli anelli delle porte in acciaio al boro stampato a caldo. Model Y e Model 3, invece, hanno la scocca interamente trattata e verniciata.
Il colore nasce dentro lo stampo
Il colore degli esterni arriva dal reparto plastiche, che gli ingegneri chiamano “il nostro reparto verniciatura”. I pannelli della carrozzeria sono prodotti con lo stampaggio a iniezione e reazione, in inglese reaction injection molding (RIM).
In pratica, il pigmento viene miscelato ad una resina poliuretanica nella testa di miscelazione, subito prima dell’iniezione. Di conseguenza il pannello esce già colorato, con una superficie di Classe A: la qualità richiesta per le parti a vista.
Poi dei robot rifilano il materiale in eccesso, così da tenere sotto controllo avvallamenti e linee di flusso. Il processo evita anche i difetti tipici della verniciatura a spruzzo, come la classica buccia d’arancia e le sbavature di colore.
E i graffi? Si possono riparare con rivestimenti compatibili che si comportano “praticamente come una vernice”. Inoltre il colore è nella massa del pannello e non in superficie. Quindi un graffio leggero non fa emergere un fondo di colore diverso.
Tesla ha anche valutato strade simili, come la laminazione in stampo e le pellicole colorate su pannelli stampati.
Cosa cambia per la fabbrica?
Il vantaggio produttivo è notevole. Eliminare la verniciatura e sfruttare il processo modulare unboxed riduce di circa il 50% lo spazio in fabbrica necessario per ogni veicolo. Con questo metodo i vari moduli vengono costruiti e testati in parallelo. Solo alla fine arriva un breve assemblaggio finale.
Proprio l’assemblaggio finale usa soltanto 25 stazioni automatizzate, molte meno della tipica linea della Model Y. Secondo Moravy, l’intera linea è automatizzata al 78% circa.
Non solo: per questi pannelli spariscono anche le emissioni di composti organici volatili legate alla verniciatura a spruzzo. Infine, il ciclo di colorazione passa da ore a minuti.
Insomma, per il Cybercab l’estetica conta meno della possibilità di cancellare passaggi costosi, energivori ed ingombranti. Per vederlo sulle strade europee, invece, bisognerà superare gli ostacoli normativi di cui vi abbiamo già parlato.


