La nuova Tesla Roadster promette di scattare grazie ad una spinta di cinque secondi dei suoi propulsori a gas. Adesso, però, sappiamo anche quanto costa quel trucco in termini di attesa. Lars Moravy, vicepresidente dell’ingegneria di Tesla, ora ha spiegato un dettaglio importante. Il serbatoio di azoto richiede da 2 a 6 ore per essere riempito.
È un dettaglio che complica un po’ il quadro dipinto da Tesla durante la presentazione del 15 ottobre. Il sistema che fa letteralmente saltare l’auto in partenza, infatti, funziona con un gas compresso. E rimpiazzarlo richiede molto più tempo di un pieno di benzina o di una ricarica della batteria.
Cinque secondi di spinta, fino a sei ore di attesa
Moravy è stato molto diretto: “Al momento i tempi di riempimento sono tra le due e le sei ore. Speriamo di scendere sotto la mezz’ora”. Si tratta di una finestra piuttosto ampia per una funzione pensata per offrire un’accelerazione istantanea su richiesta.
Dietro questa attesa c’è un serbatoio di azoto da 200 litri, pressurizzato fino a 10.000 psi (circa 690 bar). I propulsori cold gas funzionano proprio così: rilasciano l’azoto compresso con un getto breve e potente. In pratica, è il principio che le navicelle spaziali usano per le piccole manovre. Qui è stato ridimensionato e montato su un’auto.
L’obiettivo di Tesla sarebbe scendere sotto i 30 minuti, ma per ora resta soltanto un obiettivo. L’azienda, inoltre, non ha detto quando potrebbe arrivare il sistema più rapido. Per il momento, quindi, ogni spinta di cinque secondi richiede un rifornimento che può durare quasi una giornata lavorativa.
Serve un’attrezzatura dedicata (e costosa)
Raggiungere 10.000 psi non è alla portata di un normale compressore domestico o da officina. I comuni sistemi ad azoto ad alta pressione, infatti, si fermano attorno ai 6.000 psi (circa 414 bar). Per riempire del tutto il serbatoio della Roadster servirà probabilmente un booster dedicato, cioè un’attrezzatura industriale specialistica.
Questo costo si somma a quello dell’auto. Di conseguenza, il pacchetto dei propulsori sembra più adatto alla pista che all’uso quotidiano sotto casa. Resta poi una domanda pratica a cui Tesla non ha ancora risposto del tutto: chi non possiede quell’attrezzatura dovrà comunque trovare un modo per riempire il serbatoio.
Sul fronte prezzi, la prenotazione costa 50.000 dollari per la versione base Performance e 250.000 dollari per la variante Thrust. In entrambi i casi si versano 5.000 dollari con carta ed il saldo entro 10 giorni. La differenza fa capire quanto hardware in più aggiungano i propulsori rispetto all’auto standard.
Tesla non ha ancora confermato specifiche definitive, prezzi e date di consegna. L’avvio della produzione resta previsto per il 2028: c’è quindi tempo per risolvere la questione dell’infrastruttura di rifornimento prima delle consegne.
Quali versioni della Roadster hanno i propulsori?
La gamma annunciata si divide in tre configurazioni. Non condividono né lo stesso hardware né le stesse regole su strada. La Performance è la versione base: due posti, omologabile per la strada e priva di propulsori.
La Thrust aggiunge invece i propulsori posteriori alla stessa carrozzeria a due posti. È pensata per l’accelerazione in rettilineo ed i prototipi l’hanno mostrata in partenze violente e brevi salti. La sua omologazione stradale, però, non è stata ancora confermata con chiarezza.
La Rocket, infine, è un caso a parte. È una monoposto con propulsori lungo tutto il perimetro dell’auto. Non è approvata per la strada ed è stata mostrata solo in dimostrazioni acrobatiche molto controllate.
Diversi osservatori hanno sollevato dubbi sulla sicurezza dei pedoni, sulla protezione degli occupanti e su come le auto con propulsori potrebbero essere omologate. Tesla non ha ancora pubblicato specifiche definitive che rispondano a queste domande. Finché non arriveranno, i propulsori resteranno una capacità vista sui prototipi e non una funzione certificata per la strada. Vi terremo aggiornati!


