L’idea di spostare i data center fuori dall’atmosfera sta smettendo di essere fantascienza. SpaceX ha annunciato una collaborazione sull’hardware con Nvidia per alimentare la sua futura rete di satelliti pensati come veri e propri centri di calcolo, progettati per gestire in orbita i carichi di lavoro dell’intelligenza artificiale.
L’annuncio è arrivato dall’account ufficiale di SpaceX su X:
SpaceX is partnering with @Nvidia to design the Starmind AI1 satellite compute payload.
Each of the Starmind satellites will include NVIDIA Rubin GPUs and Vera CPUs for datacenter class space compute → https://t.co/4MOQv0DvTQ pic.twitter.com/rC7UBAznAO
— SpaceX (@SpaceX) August 4, 2026
In pratica ogni satellite Starmind monterà GPU Nvidia Rubin e CPU Vera, cioè hardware da data center vero e proprio, portato in orbita. La notizia è arrivata insieme alla prima chiamata pubblica sui risultati finanziari di SpaceX, dopo l’IPO storica di giugno: oggi l’azienda vale quasi 1.500 miliardi di dollari e vuole trasformare l’AI orbitale da concetto a prodotto.
Un data center con le ali
Stando alle specifiche pubblicate sulla pagina ufficiale del progetto, il satellite AI1 elaborerà i carichi di lavoro direttamente a bordo, per poi rimandare a Terra i dati già processati da un’orbita eliosincrona a bassa latenza, usando collegamenti laser ottici ad alta banda agganciati alla costellazione Starlink. Energia e raffreddamento se li procura in orbita bassa, aggirando i limiti che sulla Terra stanno diventando il vero collo di bottiglia dell’AI.
Questi sono i numeri principali della piattaforma:
- Altezza da dispiegato: 30 metri
- Apertura alare: 75 metri
- Potenza di calcolo: fino a 250 kW di picco, 175 kW medi
- Efficienza del veicolo: 75 kW per tonnellata
- Pannelli solari: 210 kW con una densità di 250 W per metro quadrato
- Gestione termica: 160 m² di radiatori a liquido dispiegabili, con raffreddamento attivo a fluido e circuiti di pompaggio ridondanti
Perché conviene mandare i computer in orbita
Il punto più interessante è proprio il calore. Irradiandolo direttamente nel vuoto dello spazio, questi satelliti si liberano delle torri di raffreddamento e dei chiller che sulla Terra divorano energia in ogni data center, riducendo il costo del raffreddamento di un ordine di grandezza. Detto in parole povere: non serve più spendere un patrimonio in elettricità solo per non far fondere i chip.
SpaceX intende comunque mantenere l’architettura del sistema modulare, così da poter aggiornare i componenti con facilità e non restare legata ad un unico fornitore di chip, ma le prime unità useranno l’architettura Vera Rubin di Nvidia. La costruzione avverrà su larga scala nella Gigasat Factory di Bastrop, in Texas, con l’obiettivo di arrivare alla produzione di massa ed ai primi dispiegamenti già nel 2027.
Cosa c’entra Tesla
Qui la faccenda ci riguarda più da vicino di quanto sembri. Se Nvidia fornirà i chip della prima generazione di Starmind, l’hardware su misura è già in cantiere: SpaceX continua a sviluppare silicio dedicato all’AI attraverso il progetto TERAFAB insieme a Tesla ed Intel.
Sono proprio queste catene tecnologiche condivise ad alimentare da mesi le voci su una possibile unione societaria fra Tesla e SpaceX, anche se di recente Elon Musk ha smentito le indiscrezioni sulla vendita delle attività cinesi di Tesla per spianare la strada, dal punto di vista normativo, ad una fusione. Nel frattempo, spostare la potenza di calcolo in orbita risolve i vincoli sempre più stretti delle reti elettriche a terra ed abbatte i costi operativi.
Vi terremo aggiornati!


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