Dopo quasi nove anni di attesa, la nuova Tesla Roadster è finalmente realtà. Tesla l’ha presentata nella notte italiana con una diretta su X dal sito di test di SpaceX a McGregor, vicino a Waco, in Texas. Sul palco c’erano Elon Musk, il capo del design Franz von Holzhausen e Lars Moravy, vicepresidente dell’ingegneria dei veicoli.
Più che una presentazione classica, quella di stanotte è stata una vera esibizione. La Roadster ha infatti percorso una gigantesca rampa curva, è rimasta per qualche istante a testa in giù e poi si è staccata dalla rampa. A quel punto ha fatto una capriola in aria ed è rimasta sospesa per qualche secondo prima di atterrare. “Le auto volanti sono reali”, ha commentato Musk subito dopo.
Non è finita qui. In una seconda dimostrazione la Roadster ha fatto un “kickflip”, cioè ha saltato ruotando su sé stessa sopra l’intera gamma Tesla, compreso il Semi. Musk, inoltre, ha anticipato un’impresa ancora più grande: un tentativo di ripetere il celebre salto di Evel Knievel sullo Snake River Canyon.
Un design tutto nuovo, ispirato agli aerei spia
Rispetto al prototipo del 2017, la Roadster è cambiata parecchio. Tesla spiega infatti che il suo linguaggio stilistico si è evoluto dalle S3XY a Cybertruck, Cybercab ed Optimus. La nuova sportiva, invece, prende ispirazione dal ricognitore SR-71 e dal caccia F-35.
All’esterno ci sono fari a scomparsa, un fanale posteriore a tutta larghezza e superfici aerodinamiche a filo della carrozzeria. Il risultato è una forma minimalista che nasconde la vera natura dell’auto. I cerchi, poi, sono leggerissimi e hanno razze sottili.
Anche la vernice ha un legame con lo spazio. La tinta Ano White si ispira infatti ai rivestimenti che proteggono i razzi dai raggi UV, dalle temperature criogeniche e dalla corrosione. I vetri, invece, sono oscurati per richiamare la doratura delle visiere delle tute spaziali, mentre alcuni dettagli in titanio completano l’insieme.
Com’è fatta dentro?
L’abitacolo è in tinta Ultrawhite con dettagli in microsuede grigio. Anche i fianchetti dei sedili sono in microsuede, così da garantire più presa nelle curve. Al posto del volante c’è uno yoke progettato apposta per lo sterzo steer-by-wire. Le informazioni di guida, infine, arrivano da un touchscreen centrale e da due piccoli display davanti al guidatore.
Tesla ha lavorato molto anche sul peso. Comandi manuali e sedile in posizione fissa riducono infatti la massa complessiva. Allo stesso modo l’auto usa materiali leggeri e resistenti come magnesio, titanio e fibra di carbonio. Così, secondo l’azienda, la Roadster risponde ai comandi quasi all’istante.
Le ventole che la tengono incollata a terra
Una delle novità più importanti è il sistema di aspirazione multimodale. Alcune ventole aspirano l’aria da sotto l’auto, mentre un sistema di tenuta verso l’asfalto mantiene il vuoto. La deportanza che ne risulta, secondo Tesla, basta a tenere la Roadster a testa in giù anche da ferma. Di conseguenza l’auto ha un’enorme aderenza già a velocità zero.
Attivando la modalità Track Mode, poi, l’auto si abbassa e l’assetto cambia. In pista si può quindi scegliere tra una configurazione ad alta deportanza ed una a bassa resistenza. Le ali attive sono mosse dagli stessi attuatori sviluppati per il robot Optimus. Secondo Tesla, inoltre, il pacchetto offre la migliore deportanza passiva di qualsiasi auto stradale, “vicina ai livelli della F1”.
I propulsori arrivano da SpaceX
“Abbiamo già messo la Roadster in un razzo. Ora mettiamo un razzo nella Roadster”, scrive Tesla sulla nuova pagina dell’auto. Il riferimento è alla Roadster lanciata nello spazio da SpaceX nel 2018. Stavolta, però, la tecnologia spaziale finisce dentro l’auto, sotto forma di propulsori a gas freddo.
SpaceX usa questi propulsori da decenni per orientare i veicoli spaziali. Farli funzionare nell’atmosfera, invece che nel vuoto, ha richiesto però hardware e controlli completamente nuovi. Il gas compresso è stoccato in serbatoi in fibra di carbonio, i cosiddetti COPV, sistemati in ogni spazio libero dell’auto. Più gas c’è a bordo, più a lungo la Roadster può “volare”.
Il motivo è semplice. Ogni auto in commercio, infatti, è limitata dall’aderenza degli pneumatici. I propulsori della Roadster, invece, generano una spinta da quattro a cinque volte superiore a quella che possono scaricare a terra le gomme. Ad attivarli sono attuatori interamente elettrici, che correggono la spinta in una frazione di secondo e stabilizzano l’auto in volo.
Tre versioni: Performance, Thrust e Rocket
Le configurazioni sono arrivate solo dopo la diretta, con una serie di post sull’account X di Tesla. Le versioni sono tre:
- Performance: pronta per la strada, due posti, aerodinamica attiva e sistema di aspirazione. Accelera da 0 a 96 km/h (0-60 mph) in meno di 1,6 secondi ed è disponibile su prenotazione;
- Thrust: pronta per la pista, due posti, aggiunge i propulsori a gas freddo al posteriore. Scende sotto il secondo nello 0-96 km/h ed è un’edizione limitata;
- Rocket: pronta per il volo, un solo posto, con propulsori su tutto il perimetro dell’auto. Accelera in meno di 0,59 secondi, supera i 370 km/h e, come scrive Tesla, “sì, può volare”. È disponibile solo su invito.
Durante l’evento, inoltre, Moravy ha mostrato dal vivo un’accelerazione sotto il secondo, con il cronometro di Tesla fermo a 0,81 secondi. Tutte e tre le versioni, poi, dichiarano un’autonomia di oltre 480 km. Tesla precisa infine che la Rocket non è omologata per la circolazione su strada e non sarà disponibile in tutti i mercati.
Quanto costa e quando arriva?
Il prezzo, per ora, non c’è. Tesla non l’ha comunicato per nessuna delle tre versioni. Musk, invece, ha indicato l’avvio della produzione nel 2028, aggiungendo un eloquente “2028, davvero”.
Le prenotazioni sono comunque già aperte, anche in Italia. Sul configuratore italiano la Performance richiede un anticipo di 5.000 euro, completamente rimborsabile. Entro 10 giorni, poi, vanno versati altri 45.000 euro, altrimenti la prenotazione viene cancellata. Per la Thrust, invece, il secondo pagamento sale a 245.000 euro. La Rocket, infine, non si può prenotare perché è riservata agli invitati.
Cosa è cambiato rispetto al 2017?
Nel 2017 Tesla aveva promesso circa 1.000 km di autonomia, oltre 400 km/h di velocità massima e quattro posti in configurazione 2+2. La nuova Roadster dichiara invece più di 480 km, oltre 370 km/h solo con la Rocket ed al massimo due posti. L’accelerazione, al contrario, è migliorata. Già la Performance batte infatti gli 1,9 secondi promessi allora nello 0-96 km/h.
E voi, cosa ne pensate della nuova Roadster? Prenotereste la Performance o puntereste alla Thrust? Fatecelo sapere nei commenti.











